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di Enrico Euli*
Il Questore di Roma ha predisposto un piano di sicurezza per "vivere ai tempi dell'Isis". Nel fine settimana, Bruxelles ha iniziato - cosa significa - a capirlo da sola. Città, peraltro sede centrale dell'Unione europea, completamente paralizzata, a partire da un allarme del governo. Militari ovunque, intorno alla poca gente che passeggia, come in stato d'assedio. E meno male che non dovevano cambiarci la vita e non ci avrebbero fatto rinchiudere dentro casa!
Le nostre città si faranno spettri di se stesse. A completare il quadro i simpatici falsi allarmi di Roma e Milano, uno sport a cui vari italiani si dedicheranno sempre con grande passione, manifestando così il proprio - sempre alto - senso della patria.
Una settimana fa, a Parigi, uno dei terroristi ha cercato di sparare ad una ragazza a terra, buttata tra i tavolini di un bar e ormai rassegnata a morire, ma il mitra si è inceppato. La ragazza si è alzata, come in trance, e - da miracolata - si è messa a correre, chiudendosi gli occhi con le mani. "Credevo che, se io non avessi visto più nulla, loro sarebbero scomparsi", ha detto. Questa frase fa il paio con quella di Renzi che, sabato, con il suo ineffabile ed ebete sorrisino, ci ha invitato tutti a "restare umani, restare social". Attenzione, non "sociali", proprio "social"! Come se se le due parole fossero sinonime e non, invece, opposte fra loro. E come se i terroristi, a loro modo, non fossero dei superconnessi social, ed anche umani, purtroppo... Ma forse leggermente asociali, no?
Due inutili e mistificanti cortei anche sabato 21, infine. La Fiom di Landini, che cerca di coprire il vuoto dei movimenti pacifisti, inventandosi una marcia di metalmeccanici contro la guerra e la paura. Forse dimenticano che sono proprio loro, i metalmeccanici, a produrre le armi italiane, vendute a peso d'oro in tutto il mondo. E producono anche le bombe a Domusnovas, in Sardegna, quelle che finiscono ai sauditi e forse all'Isis. Quindici anni fa, con la Casa di Alex, avevamo più volte manifestato davanti a quella fabbrica di esplosivi, da soli. La Fiom non c'era, e se c'era dormiva, o era contro di noi. La Fiom non dice una parola contro le armi che produce (in fabbrica) ma è contro la guerra (in piazza). E questa sarebbe la sinistra...
Poi ci sono stati due cortei di alcune (poche) migliaia di musulmani, che - dopo le innumerevoli, ricattatorie insistenze di Salvini & co.-, si sono decisi a scendere in piazza per dissociarsi e dire "non in mio nome". Va a loro merito, e certamente sono sinceri (per quanto leggermente sotto pressione). Ma ci dicono poco sulla massa dei musulmani in Italia e in Europa, sui loro sentire e sui loro risentimenti profondi, su quanto ci amino davvero o ci odino. Non mi sembrano rappresentativi del loro essere islamici, quanto invece del loro essere italiani, o - se preferite - persone come noi: abbiamo faticato e stiamo faticando tanto per integrarci qui, lasciate in pace noi e i nostri figli, noi non c'entriamo con i terroristi! Comprensibile e legittimo richiamo, umana e giustificata paura di perdere tutto o quel poco che hanno acquisito. Ma niente di più, direi. Non servirà a loro, quando la situazione si aggraverà, e non serve a noi (se non ad illuderci ancora, anche su di loro).
* Ricercatore universitario e docente di Metodologie e tecniche del gioco, del lavoro di gruppo e dell’animazione, è autore di numerosi articoli e libri. Cura il blog Saturnalia, dal nome delle feste popolari di Roma antica (in onore di Saturno), durante le quali si scambiavano auguri e doni e, soprattutto, era concesso agli schiavi di prendere il posto dei padroni.DA LEGGERE
NON SI SPEGNE UN FUOCO CON LA BENZINA [TONIO DELL’OLIO]
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martedì 24 novembre 2015
un inutile corteo FIOM?
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