Io, operaio, ho riufiutato di costruire armiby JLC |
di Mariano Giacomozzi
Ho letto l'articolo di Enrico Euli Quel corteo inutile della Fiom e il commento di Lucilio Santoni ("Lo stesso dicasi per coloro che difendono il proprio “tenore di vita” e poi appendono la bandierina della pace, dimenticando che quel tenore lo possono mantenere solo facendo la guerra agli altri..."). Quando cominciai io a fare il metalmeccanico, circa trentacinque anni fa, ebbi quasi subito un’offerta da una nota ditta per un posto da sviluppatore software. Era a Roma, creavano armi, io gli dissi che non avevo neanche voluto fare il militare, e il pensiero di creare strumenti di morte non mi avrebbe fatto più dormire la notte. Mi ricontattarono qualche mese dopo, stessa compagnia, stavolta a Zurigo. Non vi dico quanti soldi offrivano, che è una esagerazione: rifiutai.
Finalmente trovai la mia strada, una ‘company’ che creava strumenti musicali elettronici, cosi, invece di far missili, mi misi a fare pianoforti. Invece che un unico ‘Gran finale’ deflagrato da un missile, la gente poteva godersi un concerto completo (e qualche anno di vita in più).
Chiaramente non ho cambiato nulla, solo la mia vita, quei ‘Gran finale’ vengono eseguiti giornalmente nei teatri di tutto il mondo, lo stesso. E comunque quando vedo uno che appende una bandiera della pace fuori dalla finestra, mi domando sempre, cosa sarebbe disposto a rinunciare per averla davvero.
Nessun commento:
Posta un commento