La domanda che tutti si pongono oggi: come è possibile entrare in un museo in centro città e uscirsene indisturbati con 17 opere anche di grandi dimensioni? Il riferimento è al furto subito dal museo di Castelvecchlo a Verona, e a occuparsene è Paolo Conti sul Corriere della Sera: “uno dei siti ritenuti strategici e sensibili dal Comune di Verona. Vigilato ventiquattro ore su ventiquattro, presidiato come una fortezza da 48 telecamere collegate a una sala operativa interna, da una guardia giurata armata, da un circuito di telecamere esterne e da un protocollo rigidissimo sulla sicurezza specie quando avviene il cambio del personale. Eppure i rapinatori sono penetrati con estrema facilità, probabilmente da una scala secondaria dal secondo piano. Il che fa supporre che conoscessero bene i meandri del museo”. Cosa è successo allora? “Molti i punti oscuri da chiarire per chi indaga (Squadra Mobile di Verona, coadiuvata dal Nucleo Tutela patrimonio artistico dei carabinieri). A cominciare dal mistero del sistema di allarme, che al momento della rapina non era attivato. Come mai? Ogni sera il vigilante armato da il cambio ai guardiani del Comune (sono undici per turno) alle 19.30. A quell’ora effettua un giro nelle sale, verifica che non ci sia più nessun visitatore e attiva il sistema di allarme alle 20. Giovedì sera non ha potuto farlo perché i banditi l’hanno imbavagliato e legato. Ma come mai alla centrale operativa dell’agenzia di vigilanza non è arrivato il segnale che il sistema non era stato innescato? Come si spiega che non si siano accorti di nulla?”

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