Ieri ho letto un libretto di Martin Buber intitolato “Il cammino dell’uomo” sul ritornare a se stessi come via per rinunciare all'egoismo spirituale (di preoccuparsi della salvezza della propria anima) e dedicarsi invece al mondo, quale impegno verso tutto il creato e compimento della missione di ciascuno/a nei confronti dell’umanità e di Dio stesso. Sessantaquattro pagine profonde del chassidismo viste con gli occhi di chi dopo l’incontro col teologo del socialismo bliblico - Leonhard Ragaz - abbandonò il sionismo e si dedicò alla causa della pace. Si afferma in particolare che quando Dio chiese ad Adamo "Tu dove sei?" non desiderava affatto rinunciare alla propria onniscienza ma semmai invitare Adamo a fare il suo cammino senza esempi davanti a se stesso, da seguire. E questo è quello che possiamo definire un ritorno a se stesso: un camminare con responsabilità verso il mondo creato e l'abbraccio alla vita. L’unica condizione di questa domanda è che essa colpisca al cuore l’uomo e che l’uomo da essa si lasci colpire al cuore. Questo ritorno a se stessi è dunque un cammino volto a dimenticare se stessi e a pensare al mondo, fuori dall’egocentrismo e là dove ci si trova. Nella piena esistenza di ciascuno e ciascuna
Maurizio Benazzi
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