martedì 27 ottobre 2015

Turchia:fermare Erdogan e la svolta reazionaria in atto

Stretta del governo turco sui media indipendenti

A pochi giorni dal voto i gruppi editoriali Ipek e Koza Ipek Holding sono stati messi sotto amministrazione controllata, e i manager sono stati sostituiti con persone vicine al governo. Ed è solo l’ultima di una serie di misure restrittive nei confronti della stampa
AFP
Manifestazione antigovernativa a Istanbul

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27/10/2015
Una nuova stretta alla stampa in Turchia a pochi giorni dalle elezioni e con una situazione interna sempre più incerta e rovente. Ieri i gruppi editoriali Ipek e Koza Ipek Holding sono stati messi sotto amministrazione controllata, sostituendo i manager principali con persone chiaramente vicine al governo, e oggi la polizia ha fatto irruzione nei loro uffici. 

AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA  
Le due società sono le proprietarie dei canali televisivi Bugun Tv e Kanalturk e dei quotidiani Bugun e Millet, a scarsa circolazione ma con una editoriale decisamente non filo governativa. Le due emittenti sono fra le sette che due settimane fa sono state escluse dalla piattaforma televisiva Digiturk e con ogni probabilità non trasmetteranno più dopo il primo novembre, data delle elezioni politiche anticipate, dopo che quelle del 7 giugno scorso non hanno portato né alla formazione di un governo monocolore, come avveniva nel Paese dal 2002, né a un esecutivo di coalizione, fortemente osteggiato dal presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, perché così limiterebbe il suo stra potere accumulato con gli anni. Oggi, mentre la polizia faceva irruzione nelle sedi di Istanbul e di Ankara, un gruppo di manifestanti che protestava contro la censura è stato attaccato e disperso con lacrimogeni. Akin Ipek, l’amministratore delegato dei gruppi, ha spiegato al quotidiano Zaman che già il mese scorso la finanza aveva fatto irruzione negli uffici ma che dai controlli non era emerso nulla. Ipek ha poi aggiunto di essere divenuto un obiettivo da colpire dopo che si è rifiutato di entrare in un gruppo di editori apertamente filo governativi, che in cambio di una stampa allineata ricevevano favori di tipo economico, soprattutto per quanto riguarda le attività delle loro holding. «Se fossi entrato anche io in questo gruppo – ha commentato Ipek con il quotidiano Zaman – sarei stato molto più ricco e la magistratura mi avrebbe protetto. Ma ho rifiutato e le mie società sono sotto amministrazione controllata. Preferisco continuare a vivere la mia vita senza fortuna economica piuttosto che fare parte di questo gruppo, pieno di bugie e diffamatori». 

VERSO LA CENSURA TOTALE  
Si tratta di un momento quanto mai drammatico per la libertà di stampa in Turchia. Settimana scorsa il sito del settimanale di inchiesta Nokta è stato oscurato dalla magistratura per alcune immagini considerate lesive del presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, ma secondo alcuni anche per inchieste che riguardavano fratture all’interno dell’Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, fondato proprio da Erdogan e che guida il Paese da 13 anni. Le testate che fanno capo a Fetullah Gulen, il filosofo islamico principale avversario di Erdogan all’interno della destra islamica turca, sono da tempo sotto attacco di magistratura. Can Dundar, direttore del quotidiano Cumhuriyet, principale organo di informazione dell’elettorato laico, rischia due ergastoli chiesti dal presidente della Repubblica in persona. Il quotidiano Hurriyet, il più importante del Paese, in settembre è stato assaltato due volte nel giro di pochi giorni da sostenitori dell’Akp e Ahmet Hakan, uno dei suoi editorialisti di punta, picchiato sotto casa da quattro persone, di cui due vicine al partito di maggioranza, ma che hanno detto di aver agito per denaro. I casi di giornalisti che hanno perso il posto di lavoro per tweet non graditi al capo di Stato non si contano nemmeno più. Infine, ieri, Eyup Yuksel, è stato condannato a tre anni e sei mesi per aver insultato sui social non solo Erdogan, ma anche Mustafa Kemal Ataturk, il fondatore della Turchia moderna. 

PIU’ STILLICIDIO CHE ATTESA  
Intanto la Turchia si prepara ad andare alle urne per la seconda elezione nel giro di pochi mesi. I sondaggi sono incerti, ma un dato sembra assodato: a meno di clamorose sorprese dell’ultimo momento, l’Akp, anche questa volta, dovrebbe rimanere intorno al 41-43% e quindi non ottenere I 276 seggi che gli servono per fare il governo da solo. L’ipotesi più probabile, se i sondaggi venissero confermati, sarebbe quella del governo di coalizione. Ma un’altra eventualità si profila all’orizzonte e si tratta di una brutta notizia per la Mezzaluna, stremata da mesi di polemiche e da attentati che sono costati la vita a centinaia di persone. Il vice premier Mehmet Ali Sahin, ha dichiarato che in mancanza di un risultato chiaro alle urne, il Paese potrebbe tornare a votare per la terza volta consecutiva. Il che significa che anche questa volta, Erdogan non ha alcuna intenzione di trattare.  

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