mercoledì 4 novembre 2015

Ecole Freinet di Vence

Alla scoperta dell’Ecole Freinet di Vence

by JLC
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di Angela Maltoni*
A Vence, ridente paese del sud della Provenza, ancora oggi c’è l’Ecole Freinet, sempre attiva e – come ricorda una targa – ormai pubblica dal 1991. Si trova in località Le Poulier, in bella posizione sulla collina, al numero 1133 di Chemin Célestin Freinet.
Questa è la scuola privata – aperta nel 1935 – che Célestin, come testimoniano alcune fotografie, ha costruito con le sue mani e con l’aiuto dei suoi bambini. È un complesso di undici edifici a due piani, dipinti di bianco e con gli infissi azzurri, immerso nella macchia mediterranea.
Nell’area, ancora oggi in aperta campagna e completamente recintata, ci sono orti, filari di vite, giardini, un pollaio, la conigliera, capanni per gli attrezzi, la piscina e un teatro all’aperto in stile greco-romano che culmina in un boschetto di pini marittimi. La prima sensazione è di trovarsi di fronte ad un modo di intendere la scuola del tutto diverso da quello convenzionale e a misura di bambino.
Nella circostanza sono stata anche fortunata perché, nonostante la scuola fosse ancora chiusa, ho trovato una collaboratrice che mi ha consentito di visitarla e di visionare i diversi spazi. Sono così entrata nella classe dei “petit enfants”, i bambini di prima, e lì ho ritrovato di colpo tutte le tecniche del pedagogista: spazi a misura di bambino, tavoli mobili uniti in isole, un angolo dedicato alla lettura con divanetto e tanti libri collegato all’aula da un arco, i testi liberi, le scritte in corsivo, il piano di lavoro. Sulle pareti molti disegni dei bambini e lungo il perimetro scaffali con materiale dedicato alla matematica e alle scienze, schedari, dizionari.
Oltre ai disegni sono affisse anche le pagine del giornalino scolastico e le lettere della corrispondenza. Ho ritrovato – in chiave moderna – tutto quello che avevo letto sia ne “Le mie tecniche” che ne “La scuola del popolo”, due testi fondamentali per comprendere il pensiero del maestro Freinet. Alcuni spazi sono occupati da laboratori, come ad esempio quello di musica, e ovunque sono appesi scritti e fotografie di Freinet. Grazie alla disponibilità della mia guida ho trascorso parecchio tempo nella scuola, visionando e sfogliando anche i quaderni ordinatamente riposti negli scaffali.
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Ho così ritrovato un’organizzazione degli spazi simile – anche se non uguale – a quella che in parecchi anni di sperimentazione didattica ho cercato di creare nella mia aula. La biblioteca e “l’angolo morbido” a Vence sono attigui all’aula, mentre nel mio caso sono ovviamente ubicate al suo interno. Anche la dimensione dell’aula è diversa, così come gli arredi appositamente studiati per questa impostazione didattica; nel mio caso sono per forza di cose adattati ma non esattamente funzionali alle attività.
Purtroppo, dopo aver curiosato praticamente in ogni angolo, sono poi “dovuta uscire” da questa scuola dove avrei voluto restare ancora a lungo. Prima di congedarmi ho ricevuto in dono un moderno “Livre de vie,” che racconta una gita al vicino sito archeologico della Valle delle Meraviglie, e un piccolo ma prezioso aneddoto: nelle aule al primo piano dedicate ai laboratori artistici un tempo curati da Elise, la moglie di Freinet, capitavano spesso per lavorare a fianco dei bambini artisti del calibro di Marc Chagall, che soggiornava nella vicina Vence, e di Pablo Picasso, ospite assiduo della celebre locanda “La Colombe d’Or” a Saint Paul.
Scrive Célestin Freinet:
“La scuola coltiva unicamente una forma astratta di intelligenza che agisce fuori dalla realtà vivente, attraverso la ripetizione di parole e idee impresse nella memoria. La conoscenza non avviene, come crede qualcuno, attraverso lo studio di regole e leggi, bensì attraverso l’esperienza. Studiare inizialmente queste regole e queste leggi è come mettere il carro davanti ai buoi”.
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* Maestra presso la scuola primaria D. Ferrero di Genova, si occupa di intercultura e di plurilinguismo e di progetti di promozione della lettura. È autrice di “Una scuola tante lingue. Lavorare in una classe multiculturale” (introduzione di Graziella Favaro, Junior-Mce, Biblioteca di lavoro dell’insegnante, Gennaio 2013) e del sito angelamaltoni.com
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DA LEGGERE
Come ripensare il mondo a partire della scuola? Servono pensiero critico e spazi comuni. Occorre creare quelle che Ivan Illich chiama trame dell’apprendimento, dove imparare facendo
“I cattivi artisti parlano di rivolta, i veri artisti fanno la rivolta attraverso atti concreti”, diceva Jerzy Grotowski. Una scuola diversa nasce dal fare. Insegniamo molte più cose nel nostro fare che col nostro dire
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