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di Paolo Cacciari*
Diop Babacar e Ndoye Abdoul sono senegalesi emigrati in Italia da diversi anni. Il primo ha svolto studi di storia e geografia a Dakar, il secondo è capo di un villaggio rurale di quattrocento abitanti vicino al parco naturale del delta del Sine Saloum. Assieme alla comunità dei senegalesi veneziana hanno creato la associazione di promozione culturale Sunugal/Venezia. Mi dice Diop: “Abbiamo cercato di capovolgere la sindrome che colpisce gli immigrati della doppia assenza; dal loro paese d’origine e dal paese di arrivo. Abbiamo quindi incominciato a pensare a quali cose, tra quelle che vedevamo e apprendevamo qui, avremmo potuto riportare utilmente in Senegal per aumentare la sussistenza agricola delle comunità locali e fermare così l’esodo verso le megalopoli e l’emigrazione”. Attraverso alcune Ong già impegnate nella cooperazione e nel co-sviluppo in Africa (Fare Comunità, Musoco, Union pour la Solidarietè et l’Entraide) sono entrati in contatto con lo studio di progettazione TAMassociati che aiuta Emergency nella costruzione degli ospedali nei territori di guerra e Spiazzi Verdi che si occupa di orti sociali sinergici. Ci sono voluti quattro anni di incontri, studi preparatori e ricerca di sponsor economici, ma oggi, finalmente, a Keur Bakar Diahité, a duecento chilometri a sud di Dakar, è iniziata la costruzione del primo edificio prototipo di un eco-villaggio che fa proprie le soluzioni costruttive e tecnologiche sostenibili più innovative e appropriate all’ambiente sub-sahariano, oltre a dare corpo ai desideri e alle speranze degli abitanti.
Il progetto è stato chiamato H2Os (www.musoco.org) perché è incentrato sulla raccolta e distribuzione delle acque piovane. Per realizzarlo è stata creata una cooperativa di lavoro che, con l’aiuto di un ingegnere di Dakar, ha formato circa trenta giovani e gestisce un cantiere scuola che dispone di un piccolo macchinario che serve a fabbricare i mattoni di terra cruda stabilizzata, utilizzabili anche per altre costruzioni. La prima eco-casa (fine lavori prevista per la prossima primavera) sarà adibita a centro polifunzionale di servizi comunitari: una piccola foresteria, un ambulatorio, un ufficio municipale, un’aula attrezzata con internet-point, bagni, un pozzo collettivo e, in un lotto adiacente, un jardin communautaire, un l’orto comunitario gestito dalle donne del villaggio che è già attivo. I risultati, le informazioni e gli insegnamenti raccolti verranno condivisi nella forma di un manuale open source per favorire la massima diffusione del progetto come modello costruttivo replicabile ed adattabile.
Per chi volesse vedere con i propri occhi, Keur Bakar è stato già inserito in un programma di turismo responsabile con la collaborazione di Viaggi e Miraggi. I finanziamenti necessari (62.000 euro) sono venuti dalla Chiesa Valdese, dal Caf Nord Est della Cgil, da un premio internazionale di progettazione, oltre che dalle sottoscrizioni di molti privati tramite Banca popolare etica.
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* Paolo Cacciari è autore di articoli e saggi sulla decrescita e sui temi dei beni comuni. Il suo nuovo libro, Vie di fuga (Marotta&Cafiero) – un saggio splendido su crisi, beni comuni, lavoro e democrazia nella prospettiva della decrescita – è leggibile qui nella versione completa pdf (chiediamo un contributo di 1 euro). Questo articolo è stato inviato anche a Left.
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mercoledì 4 novembre 2015
una eco-casa in Senegal
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