di Gianluca Carmosino
"Innanzitutto dobbiamo scoprire un orizzonte. E per farlo dobbiamo ritrovare la speranza, malgrado tutto ciò che il nuovo ordine pretende e perpetra..."
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Ottobre sulle colline umbre è un mese meraviglioso, fonte di stupore. Le giornate sono più corte, le sfumature di giallo e di verde si rincorrono e nascondono il bisogno di acqua di una terra maltrattata dal cambiamento del clima. Nell'ultimo fine settimana, in attesa delle estese brinate di novembre, a godere il tepore della Valle Umbra,
a Bastia, c'erano quelli della Rete di Cooperazione educativa (
Rce). Poco meno di trecento persone tra maestre, maestri, insegnanti, educatori, genitori provenienti da tutta Italia sono stati accolti in questa cittadina cresciuta lungo il fiume Chiascio, nota per essere una tappa della marcia della pace Perugia-Assisi.

"L’educazione prende corpo: imparare in tutti i sensi" era il titolo del quinto incontro nazionale della Rce, il cui nome completo in realtà è "C’è speranza se accade a..." e richiama un testo che il maestro Mario Lodi scrisse negli anni Sessanta. Difficile raccontare la ricchezza di una due giorni che ha messo insieme alcune delle esperienze e dei saperi migliori del mondo della scuola e più in generale dell'educazione. Una preziosa occasione di scambio, ricerca e approfondimento, completamente autogestita. Lontano dalla politica istituzionale e da momenti di formazione accademica, ma anche da cortei e scioperi, frammenti di società nutrono e condividono cambiamento, saperi e speranza.
Cinque paragrafi e molte fotografie provano qui a restituire alcuni schegge della ricchezza emersa a Bastia. La parte migliore sarà possibile riconoscerla nei prossimi mesi nei territori, dentro e fuori le scuole.
1. Resilienza, ascolto e saper fare
Il dialogo su storie di resilienza (con Antonia Chiara Scardicchio e Paola Milani) e l'intervento di Franco Lorenzoni "Per una scuola capace di ascolto" hanno aperto sabato mattina la due giorni e disegnato la cornice di un modo diverso di pensare l'apprendere. Quasi tre ore di grande intensità, emozioni e partecipazione. Ma il cuore degli incontri nazionali di Rce resta probabilmente l'insieme dei laboratori promossi: una ventina di "Stanze di vita educativa" ospitate nella scuola primaria pubblica Umberto Fifi. Teatro, danza, gioco, cucina, cinema ma anche visioni del mondo, libri, confronti per mettere al centro il saper fare. Laboratori per riconoscere e creare un mondo altro attraverso un'educazione diversa.
L'elenco delle Stanze:
Cuciniamo in classe (con Federica Buglioni, animatrice di laboratori sull’educazione alimentare);
Viaggio nel mondo. Giochi cooperativi (Giancarlo Cavinato, segretario nazionale Mce);
Una lingua per tutti. La lingua dei segni (Nicole Vian, insegnante, e Pietro Celo, interprete);
Paesaggi e corpi sonori (Alessio Surian, Università di Padova);
Costruire visioni. Le macchine ottiche (Elena Pasetti, insegnante, PinAC Pinacoteca internazionale dell’età evolutiva “A. Gibaldi" di Rezzato-Bs);
Diamo corpo alle emozioni! (Margherita Frison, pedagogista, e Andrea Pesce operatore in Teatroterapia); Rivoluzioni. L’anima e il corpo degli adolescenti (Francesca Lepori, pedagogista);
Sperimentango (Marco Augello, musicoterapeuta, e Federica Silvestri, insegnante di danza);
Il gesto musicale. Ascoltare Immaginare Esprimere (Enrica Buccarella, insegnante, associazione La scuola del Fare di Castelfranco Veneto-Tv); L’eco del mondo. Educazione all’ascolto - Sulle onde di Radio Magica (Sabrina D’Orsi, giornalista).

E ancora:
Bambini per sempre (Simonetta Maione, Musei e Biblioteche di Genova);
Il corpo interculturale (Giorgio Galanti, dirigente scolastico);
Stagioni in tondo in tondo - La manualità per l’ottimismo pedagogico (Elena Ravazzolo, pedagogista);
Danzare!(Marianna Bufano, psicologa e insegnante di danza, Casa delle Arti e del Gioco di Drizzona-Cr);
L’asilo nel bosco (Paolo Mai);
Ragazzi selvaggi. La minaccia della libertà(Carlo Ridolfi, babbo e giornalista); C’è vita altrove - La società che cambia (redazione di Comune);
La stanza delle meraviglie. Come far prendere corpo ad un’idea (Giovanna Iorio, scrittrice);
Corpi - Visioni non sessiste per l’autodeterminazione. Oltre gli stereotipi. Contro le violenze (Monica Lanfranco, giornalista e formatrice, e Jeannette Migliorin, pedagogista).
2. La vita è altrove
L'educazione, in tutte le sue sfumature, resta prima di tutto un'azione politica. Educare è coltivare la capacità di cambiare la realtà in maniera collettiva. Per questo
abbiamo bisogno di immaginare, riconoscere e sperimentare modi diversi di cambiare il mondo, abbiamo bisogno di abbassare lo sguardo (per elevarci), di
imparare ad apprendere, di educare (ed autoeducarci) a una nuova cultura politica. Intorno a questa idea di educazione e a questi temi è nato il laboratorio promosso dalla redazione di
Comune.

Il punto di partenza è stato il presupposto che già esistono città nella città. Si mostrano nelle comunità solidali: quartieri, condomini, gruppi e scuole abitati da uomini e donne, ragazze e ragazzi, bambine e bambini che donano tempo ed energie negli orti urbani e scolastici, nei Gruppi di acquisto solidale, nelle «banche» del tempo, negli spazi di socializzazione, produzione culturale, riuso e riciclo, mutuo aiuto... Si tratta di migliaia di interventi molto diversi, molto radicati nei territori e nella vita di ogni giorno, che crescono per emulazione. La crisi in corso, non soltanto quella economica ma anche quella valoriale e ambientale, sembra moltiplicarli. La maggior parte di queste esperienze, tuttavia, resta poco visibile: i “grandi” media non le raccontano o lo fanno poco e male, per questo la possibilità di conoscerle a fondo resta molto limitata, soprattutto per i più giovani.
Il laboratorio ha cercato di riconoscere alcuni modi attraverso i quali sempre più spesso gruppi di cittadini si autorganizzano per costruire, qui e ora, relazioni sociali diverse gestite in basso. Quali sono queste esperienze? Quali nessi le legano? Come possiamo, in quanto educatori ed educatrici, riconoscere e accompagnare il cambiamento promosso attraverso queste pratiche? Un breve viaggio di
pensiero critico, tra autori, libri, siti ed esperienze sociali (in buona parte raccolti nel dossier
Apprendere facendo).
3. I pacifici che salvano il mondo
Il
25 Aprile, da un'idea di un
archeologo dei giocattoli come Roberto Papetti, la Rete di Cooperazione educativa ha fatto partire la Carovana dei pacifici: sagome, disegni e pensieri di bambini e bambine che in ogni parte d'Italia dicono quanto la pace sia un traguardo da raggiungere ogni giorno e un motore potente del nostro agire. La Carovana è un successo oltre ogni previsione. Dopo la tappa di Bastia, altre ne seguiranno, inclusa quella in Giappone e forse perfino in
Palestina (sulla straordinaria irruzione in scuole e piazze dei pacifici leggi anche
Il viaggio della carovana dei pacifici).
Il laboratorio di riflessione e manualità creativa per pensare e giocare la pace comincia con la lettura della poesia I Giusti di Jorge Luis Borges:
Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.
4. Dietro le quinte
I pranzi e le cene ma anche le pause caffè e le merende (sì, sabato pomeriggio abbiamo visto anche alcune signore della Pro loco passare nei laboratori a portare qualche gustoso spuntino), l'animazione per i bambini e le bambine presenti, le passeggiate notturne tra i vicoli e le scalinate di Assisi e quelle verso piazza Umberto I a Bastia per incontrare la Carovana dei pacifici, e poi i viaggi condivisi di andata e ritorno in auto, le conversazioni alla stazione in attesa del treno o quelle nello spazio libreria allestito nella scuola: incontri come quello di Rce prendono sostanza soprattutto in questi spazi e momenti informali e conviviali.
5. Questa è una rete
Più di duemila persone di tutte le regioni, gli incontri/convegno nazionali, la capacità di gestire eventi importanti senza grandi economie e quella di coinvolgere non solo maestre e maestri, ma anche educatori, genitori e, in un futuro prossimo, anche studenti. Qualcuno prima o poi dovrà studiare con attenzione come e perché nasce una rete, come e perché l'autogestione consente di mettere insieme persone e idee e diffondere nei territori saperi, principi e pratiche di un modo diverso di fare società.
Di certo per Rce è decisivo il lavoro di un gruppo di volontari e volontarie che non cercano affermazioni personali, e bizzarramente, neanche voti o profitti. Tra loro ci sono ovviamente diverse maestre (Luciana Bertinato, Valentina Guastini, Gabriella Vaccai...), disegnatrici e autrici come Emanuela Bussolati o Sandra Dema, babbi-giornalisti come Carlo Rodolfi, pedagogiste ed educatrici (come Margherita Frison, Anna Turato, Alice Michelotto, Francesca Lepori...) e ancora infaticabili tuttofare come Alessandro Angeli.
“Possiamo cambiare la scuola senza bisogno che un ministro ce lo venga a dire o a imporre”, ha spiegato qualche anno fa il maestro
Gianfranco Zavalloni. Pensava che la riforma della scuola si potesse fare tutti i giorni nelle classi, avendo consapevolezza e speranza. La resistenza alla Buona scuola passa anche da incontri come quello di Bastia.
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