mercoledì 7 gennaio 2015

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Terzo valico, l’occhio della procura sui cantieri pool di ispettori sorveglia sicurezza e ambiente

TERRA, aria, acqua, scarichi, viabilità, sicurezza. Nulla è sottovalutato. Tutto dovrebbe essere sotto l’attenta vigilanza di un pool di ispettori, voluti e promossi dalla Procura della Repubblica e che almeno una volta alla settimana mettono sotto pressione i cantieri del Terzo Valico. 
«L’abbiamo voluto come costituzione di organo di polizia giudiziaria — spiega il procuratore capo Michele Di Lecce — ed è importante che questa vigilanza sia fatta da persone sufficientemente preparate ed esperte, che devono sapersi muovere, anche perché oltre al rispetto delle normative sulla sicurezza e sulla prevenzione, c’è da attenzionare tutta una serie di appalti e subappalti ».
Si tratta di un modello già sperimentato per le grandi opere come la Tav della Val di Susa e la variante dell’Autostrada del Sole: un’attività ispettiva molto presente, che continuamente come interfaccia ha la Prefettura e l’autorità giudiziaria ed a livello nazionale si serve di soggetti istituzionali come l’Ispra.
Mese dopo mese, con l’apertura di nuovi fronti di lavoro per l’opera, sale l’attenzione e la tensione. 
Da una parte c’è bisogno di vigilanza, dall’altra di raccogliere le rimostranze degli abitanti contrari o scettici alla realizzazione del passante ferroviario ad alta velocità. 
Di questo gruppo in prima battuta fanno parte tecnici del Corpo dei Vigili del Fuoco, dell’Unità Operativa Sicurezza Ambienti di Lavoro della Asl, dell’Ispettorato del Lavoro. 
In seconda si muove l’Arpal, che attraverso una convenzione con Cociv (il general contractor dell’opera) e con Rfi (committente) compie frequenti controlli sulle terre di scavo, sull’inquinamento atmosferico, sui rumori ed appunto sugli scarichi.
Negli ultimi mesi il pool ha effettuato una notevole quantità di ispezioni e trasmesso alla Procura della Repubblica le contestazioni penalmente rilevanti. 
Tant’è vero che lo stesso gruppo, recentemente, è stato delegato ad indagare sulle cause che hanno determinato la frana sulla linea ferroviaria Milano-Genova, sullo smottamento che il 9 ottobre scorso, nei pressi di Fegino, ha fatto deragliare il Freccia Bianca. 
Secondo quanto raccontano gli abitanti ed i leader dei comitati contrari al Terzo Valico, la causa sarebbe da ricercare nei cantieri, negli scavi appena iniziati per la realizzazione della linea ferroviaria e soprattutto nella regimentazione delle acque piovane.
L’assiduo lavoro ispettivo da una parte avrebbe l’obiettivo di presentare all’opinione pubblica un’opera meno impattante, smorzare le rimostranze di chi convive con trasformazioni radicali del territorio, che cambia- no panorami ed equilibri socioabitativi. 
Per fare qualche esempio, basti pensare alla demolizione di diverse case, due palazzine (ai civici 85 e 107 di via Bartolomeo Parodi, all’altezza del ponte delle Ferriere), fino a un anno fa abitate da 18 famiglie poi indennizzate e allontanate; all’allargamento della strada che da Pontedecimo sale verso Ceranesi e che servirà ai mezzi pesanti per raggiungere il cantiere di Cravasco, dove sorgerà una delle gallerie di servizio della grande opera; a Pozzolo Formigaro, nell’Alessandrino, dove è prevista l’estrazione di 2 milioni di metri cubi di ghiaia.
Negli ultimi dodici mesi ci sono stati otto episodi di irruzioni nei cantieri del Cociv da parte del movimento antagonista al Terzo Valico. 
Tutti si sono verificati in Valpolcevera, Valle Scrivia e nell’Alessandrino. 
Sono stati passati sotto la lente di ingrandimento da parte della Digos, che è riuscita a individuare 21 manifestanti, iscritti in un fascicolo per danneggiamento aperto dalla Procura della Repubblica

genova.repubblica GIUSEPPE FILETTO

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