USA: PRIME TRE ESECUZIONI DELL’ANNO
16 gennaio 2015: tre prigionieri sono stati giustiziati negli Usa nei giorni scorsi, in tre diversi Stati.
Il 13 gennaio Andrew Brannan, 66 anni, bianco, è stato giustiziato in Georgia.
Era accusato di aver ucciso, nel gennaio 1998, un poliziotto, Kyle Dinkheller, 22 anni, bianco, che lo aveva fermato per eccesso di velocità. La scena venne ripresa dalla telecamera montata sull’auto di pattuglia.
I difensori hanno sempre sostenuto, fino a ieri davanti alla commissione che poteva decidere un provvedimento di clemenza, che l’uomo, che aveva combattuto in Vietnam e non aveva precedenti penali, soffriva di una grave forma di stress post traumatico, e che furono i modi bruschi del poliziotto a innescare la reazione. Questa chiave di lettura nel 2003 aveva indotto un giudice della Butts County ad annullare la condanna a morte, ma quella decisione il 3 novembre 2008 venne annullata dalla Corte Suprema di Stato.
Brannan diventa il 1° giustiziato dell’anno in Georgia, il 56° da quando la Georgia ha ripreso le esecuzioni nel 1983, il 1° dell’anno negli Usa, e il giustiziato n° 1395 da quando, il 17 gennaio 1977, gli Stati Uniti hanno ripreso le esecuzioni.
Il 15 gennaio è stato giustiziato in Florida Johnny Shane Kormondy, 42 anni, bianco.
L’esecuzione è avvenuta con 2 ore di ritardo, in attesa che la Corte Suprema degli Stati Uniti decidesse un ricorso sulla costituzionalità del protocollo in uso nello stato. La Corte si è divisa nettamente, con i 5 membri conservatori che hanno avallato il protocollo, e i 4 membri progressisti che avrebbero preferito un rinvio ed approfondire l’argomento. Il ricorso riguardava anche Charles Warner, la cui esecuzione è avvenuta in Oklahoma pochi minuti dopo quella di Kormondy. Kormondy era stato condannato a morte per aver rapinato nel luglio 1993 una coppia nella propria abitazione, uccidendo il marito, Gary McAdams, e violentando ripetutamente la moglie, Cecilia McAdams.
Di solito la stampa non pubblica i nomi delle persone che subiscono violenza sessuale, ma la signora McAdams ha più volte parlato lei in pubblico della vicenda.
Due complici di Kormondy, considerati ugualmente responsabili dello stupro ma meno dell’omicidio, sono stati condannati all’ergastolo.
Kormondy diventa il 1° giustiziato di quest’anno in Florida, il 90° da quando la Florida ha ripreso le esecuzioni nel 1979, il 2° dell’anno negli USA, e il giustiziato n° 1396 da quando, il 17 gennaio 1977, gli Stati Uniti hanno ripreso le esecuzioni.
Sempre il 15 gennaio, Charles Warner, 47 anni, nero, è stato giustiziato in Oklahoma.
L’esecuzione è avvenuta con 90 minuti di ritardo, in attesa che la Corte Suprema degli Stati Uniti decidesse un ricorso sulla costituzionalità del protocollo in uso nello stato.
La Corte si è divisa nettamente, con i 5 membri conservatori che hanno avallato il protocollo, e i 4 membri progressisti che avrebbero preferito un rinvio ed approfondire l’argomento. Il ricorso riguardava anche Johnny Shane Kormondy, la cui esecuzione è avvenuta in Florida pochi minuti prima di quella di Warner.
Warner venne condannato a morte nel 1999 con l’accusa di aver stuprato e ucciso il 22 agosto 1997 una bambina di 11 mesi, Adriana Waller, figlia della sua convivente. Nel 2001 quella condanna venne annullata per irregolarità nella formazione della giuria popolare, ma confermata da una nuova giuria popolare il 23 luglio 2003.
Warner avrebbe dovuto essere giustiziato il 29 aprile 2014, due ore dopo l’esecuzione di Clayton Lockett, sempre in Oklahoma. L’esecuzione di Lockett però ha avuto degli evidenti malfunzionamenti, e la sera stessa prima il direttore dell’amministrazione penitenziaria, e subito dopo la governatrice Fallin avevano disposto la sospensione dell’esecuzione di Warner. Da allora l’esecuzione di Warner è stata rinviata 5 volte.
Nel frattempo l’Oklahoma ha modificato il protocollo di esecuzione, quintuplicando le dosi di Midazolam, il primo dei 3 farmaci iniettati (gli altri sono il Rocuronium Bromide e il Cloruro di Potassio), e soprattutto ha migliorato la formazione del personale, e la dotazione strumentale della camera della morte.
Contro l’esecuzione si era pronunciata la madre della vittima. Lo scorso gennaio Shonda Waller aveva rilasciato ai difensori di Warner una dichiarazione videoregistrata nella quale, in quanto cristiana, dichiarava di non odiare l’uomo, di averlo perdonato, di essere contraria alla sua esecuzione, e di considerare una condanna all’ergastolo la punizione più adatta perché anche Warner avesse modo e tempo per pentirsi di ciò che aveva fatto. La dichiarazione venne utilizzata dai difensori in occasione della richiesta di un provvedimento di clemenza, poi rigettata.
Warner diventa il 1° giustiziato di quest’anno in Oklahoma, il 112° da quando l’Oklahoma ha ripreso le esecuzioni nel 1990, il 3° dell’anno negli USA, e il giustiziato n° 1397 da quando, il 17 gennaio 1977, gli Stati Uniti hanno ripreso le esecuzioni.
(Fonti: Usa Today, Wxia-Tv, 13/01/2015; Associated Press & Rick Halperin, KTUL news, KOCO news, NBC news, USA Today, 15/01/2015)
Per saperne di piu' : http://www.deathpenaltyinfo.org/
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