giovedì 8 gennaio 2015

un protocollo per nutrire il pianeta

Un protocollo per nutrire il pianeta

Finalmente è iniziato davvero questo 2015. Raramente un acampagna.jpgnno è stato menzionato così tante volte prima del suo arrivo, ma chi si occupa di agroalimentare si sente nel 2015 da almeno un anno e mezzo, perchè il 2015 è l’anno dell’Expo milanese dedicata all’alimentazione e alla sostenibilità. Questo è il senso vero del claim “Nutrire il pianeta – Energia per la vita”. Dobbiamo interrogarci su come nutrire il pianeta (non solo gli umani, ma tutto il pianeta, tutto il vivente) ora e in futuro e questo – continuare a nutrirci e a nutrire – si può fare solo se elaboriamo modelli di produzione, distribuzione e consumo che non si limitino ad utilizzare l’energia – ovvero le risorse -, ma si preoccupino anche di produrne.
Per sei mesi molte nazioni del mondo non solo racconteranno se stesse – se facessero solo questo l’Expo sarebbe una fiera qualunque, fallendo l’obiettivo di diventare occasione di riflessione e di cambiamento – ma ragioneranno per definire obiettivi e strategie. Una base di riflessione per le azioni comuni è il Protocollo di Milano, nato su iniziativa della Barilla Foundation for Food and Nutrition. Un documento che nel corso dell’ultimo anno ha raccolto i contributi di tanti attori e oggi è una delle (poche) cose già a buon punto di lavorazione di questa Expo. L’elenco dei sostenitori si trova su www.protocollodimilano.it e quel testo sarà la base di partenza per una Carta di Milano con la quale il Ministero dell’Agricoltura si presenterà ufficialmente a questo appuntamento internazionale. Tre gli obiettivi del Protocollo: la lotta allo spreco, la diffusione di un’agricoltura sostenibile, la lotta alla fame e all’obesità. Giganteschi obiettivi che sono alla portata di questa nostra epoca ma richiedono l’impegno e il lavoro di tutti e possono essere raggiunti se ci sarà la volontà di dar seguito alle azioni che nel Protocollo vengono chiaramente indicate. In questi giorni di vacanza residui, è una lettura altamente consigliata a chi, a vario titolo, si occupa di agroalimentare. Ad esempio perché mangia.
Cinzia Scaffidi
c.scaffido@slowfood.it
Da La Stampa del 4 gennaio 2015

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