cemento-cuneo
(di Alessandro Mortarino, da AltriTasti)
Nel 2014, dopo nove anni di crisi, il comparto nazionale del cemento è sceso sotto la quota dei 20 milioni di tonnellate consumate: siamo allo stesso livello dell’anno di grazia 1961, quando si affacciava il grande boom economico.
Dovrebbe essere l’ennesimo chiaro segnale di una situazione ormai radicata, che indica come anche nel nostro paese la crisi abbia (finalmente) messo a nudo l’enorme presenza di uno stock edilizio invenduto.

E dovrebbe suggerire un repentino cambio di rotta che traghetti il settore dalle nuove costruzioni al recupero dell’esistente. Invece così non è, come dimostra la recente grave presa di posizione della Confindustria di Cuneo …

L’associazione degli industriali della Granda, a giugno, ha organizzato un seminario tecnico per tutte le imprese aderenti dedicato alla proposta di legge sul “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato”, in perenne discussione alla Camera dei Deputati, presentando questa nuova norma nazionale come un autentico pericolo per l’imprenditoria, con «inevitabili ricadute e conseguenze negative sulle future possibilità delle aziende di ampliare o modificare i loro spazi produttivi».
La proposta di legge, secondo Confindustria Cuneo, «in teoria dovrebbe operare ai fini della tutela del paesaggio e dell’ambiente, ma in realtà rischia di impedire ogni normale forma di crescita aziendale causando una serie di effetti collaterali difficili da ammortizzare per le imprese, soprattutto in questo difficile periodo. Il problema originario del disegno di legge è che l’obiettivo dell’utilizzo sostenibile della risorsa “territorio” viene perseguito esclusivamente attraverso la tutela del suolo agricolo e con un approccio “sanzionatorio”, basato su divieti e sanzioni per le attività economiche. In pratica il provvedimento finisce per tutelare in via generalizzata il paesaggio, l’ambiente, il consumo e il riuso del suolo, esclusivamente mediante sacrifici per ogni genere di attività che non sia connessa all’agricoltura».
Una delle conseguenze negative portate dalla norma – sempre secondo Confindustria Cuneo – è che «le aziende che avranno bisogno di ampliare la propria attività si troveranno costrette a delocalizzare, in quanto facilmente non potranno più costruire nei terreni edificabili già di loro proprietà limitrofi ai propri stabilimenti. Alcune tipologie di attività produttive, inoltre, sono difficilmente rilocalizzabili e faticheranno a trovare condizioni localizzative adeguate in aree già urbanizzate. Una soluzione percorribile per le aziende che si trovano in tale situazione, potrebbe essere quella di impermeabilizzare il terreno edificabile non ancora costruito per evitare che diventi agricolo, ma i costi dell’intervento sono proibitivi».

Affatto velato appare dunque l’invito agli imprenditori di “sporcare” di cemento i loro terreni a destinazione industriale ancorchè ora liberi.

E Confindustria Cuneo prosegue affermando che «discorso a parte merita l’edilizia, che se questa legge entrasse in vigore vedrebbe alquanto limitata la sua libertà d’iniziativa: in nome del riuso del suolo edificato, infatti, invece di poter edificare su nuovi terreni le imprese edili dovrebbero prevalentemente ristrutturare zone già edificate, con aggravio di costi e rischio reale di minor appetibilità degli edifici. La carenza principale delle legge è quella di non affrontare il problema del consumo del suolo e della tutela del paesaggio in modo organico e strutturale: solo attraverso la difesa dei siti produttivi si potrà contare su tecnologie, innovazioni ed investimenti in grado di salvaguardare l’ambiente e accrescere la competitività delle aziende in ogni settore, contribuendo così al rilancio territoriale, economico e produttivo dell’Italia».

Traducendo dal confindustriese al volgare … il messaggio (grave, miope, incosciente!) ci dice due cose: la crisi sta passando e comunque passerà e tutto sarà come prima; non fatevi “scippare” la “vostra” terra e ricopritela subito – se finanziariamente ve lo potete permettere – con un sottile strato di cemento, così se una perfida legge entrerà in vigore, il vostro terreno, ormai non più naturale, non rientrerà tra i parametri previsti per la tutela dei suoli agricoli.

Non è esattamente ciò che l’enciclica di Papa Francesco suggerisce essere la prioritaria cura del creato ma, evidentemente, gli industriali cuneesi sono assai laici e poco avvezzi alle tenerezze di questo strano Papa che non sa che cosa significhi sopravvivere nella giungla della competizione d’impresa dei nostri giorni. Mors tua vita mea, tutto in fondo si può comprare, la terra è infinita.
Di infinito, in realtà, c’è solo la pazienza. La nostra pazienza.
Che non saremo sicuramente tra i festanti nel giorno in cui una legge che cercherà di CONTENERE il consumo di suolo, anzichè ARRESTARLO, verrà approvata.

Chi sta scrivendo questa “misera” legge, priva di coraggio, lontana da una realtà che farebbe gridare alle nudità del Re, si sta accorgendo di quali pericoli corriamo nei prossimi mesi? Piccole e grandi colate e colatine di cemento “tanto per stare tranquilli” e, soprattutto, per dimostrare che “la terra è mia e ne faccio ciò che mi pare”…

Non sarebbe il caso, intanto e almeno, di prevedere una moratoria che arresti ogni nuova forma di micro o macro edificazione in attesa che la norma nazionale venga approvata ?

I buoi.
La stalla.
La porta.
Apertachiusa.
La follia.
Questo è il nostro mondo.
Cambiamolo …