venerdì 6 febbraio 2015

A Mattarella le forze laiche,civiche ed ecologiste chiedono solo discontinuità

discontinuità, discontinuità, discontinuità

enzo marzo
4 commenti
Le notizie che si rincorrono sulle agenzie stampa di oggi ci impongono di anticipare l'editoriale che apparirà stasera sul nuovo numero del quindicinale "criticaliberalepuntoit".
Avremmo voluto un presidente della repubblica decisamente contro le "larghe intese", ma accogliamo con soddisfazione la scelta a favore di Mattarella perché l'orizzonte nelle ultime settimane s'era incupito e facilmente l'intera  situazione poteva precipitare o nel ridicolo, con nomi improbabili e mediocrissimi, veri burattini indecenti nelle mani del nuovo padrone, o nella ripetizione di quarta serie del super-inciucio alla Napolitano. Nessuno sa quale sarà l'atteggiamento di Mattarella in futuro. Di fatto la sua riservatezza negli ultimi anni non permette illazioni gratuite, ma legittima speranze. Aspettiamo. Certamente l’uomo è all'altezza del compito, e il fatto che si sia stati costretti a ricorrere a una personalità della Prima repubblica la dice lunga sulla inconsistenza, purtroppo intrecciata con dosi massicce di corruzione, della classe politica della Seconda repubblica, a cui ben si adatta le denominazione di casta.
Cosa ci aspettiamo da Mattarella? Soprattutto discontinuità, ch’egli sia davvero il garante della Costituzione. Espressione spesso abusata e retorica, ma oggi quanto mai "sostanza" vera, necessaria, urgentissima. Un compito, questo, che deve tener conto che negli ultimi anni abbiamo dovuto assistere inermi al mutamento della sostanza della Costituzione proprio per quanto riguardava i rapporti tra le istituzioni. Le quotidiane violazioni dell'art. 87 della Costituzione operate da Napolitano hanno di fatto cambiato la natura del nostro Stato, imponendo un presidenzialismo di cui non c'è traccia nella nostra Carta fondamentale. Noi ci aspettiamo un recupero rapidissimo della democrazia politica, l'abbandono delle velleità presidenzialiste, la valorizzazione del libero confronto tra le forze politiche. Lo snaturamento della lotta politica è tra i più gravi danni che ha subito il paese. La cultura e la tradizione politica di Napolitano è geneticamente incline al compromesso, alla sottovalutazione della necessità assoluta di uno stato di diritto senza eccezioni, perché dichiarare che si sia in una condizione “eccezionale” da superare con mezzi “eccezionali” già presuppone la fuoriuscita dalle regole democratiche. Lo Stato democratico “è” le sue regole, sempre.
Conseguenza di un ritorno alla garanzie è il recupero al nostro interno e nel mondo di una presenza dignitosa. Siamo sbeffeggiati da troppi anni da tutta Europa, le classifiche europee legittimano i sarcarmi contro di noi e le preoccupazioni: non solo la condizione economica ci vede tra gli ultimi, purtroppo siamo tra gli ultimissimi nel decadimento dell’etica pubblica, nell'informazione, nella corruzione, nella scuola, nella giustizia, nell’equità sociale. Il paese si è assuefatto, ha rinunciato a usare davvero le armi democratiche, si è imbarbarito. Il degrado del nostro paese ci fa addirittura disperare nella prospettiva di risalire la china, ma la possibilità concreta di una testimonianza di democrazia e di rispetto delle regole sul Colle ci consola.
Non spetta al Presidente della repubblica mettere in atto delle politiche pubbliche, se ne guardi bene. Ma anche col suo silenzio, con le prerogative che gli assegna la Costituzione e col suo esempio potrà fornire lezioni determinanti. Il Quirinale torni a essere arbitro e rinunci alle velleità di essere contemporaneamente giocatore, allenatore e arbitro. Faccia giocare tutti e impedisca che i giocatori delle squadre in campo se ne stiano in panchina a inciuciare contro il paese.
Faccia disinfettare subito il Quirinale e non permetta più che sia inquinato dalla presenza di pregiudicati e frodatori dello Stato. Ricordi che la metastasi è cominciata con la fortuna politica di una banda dei quattro  composta da collusi con la mafia, corruttori di giudici, evasori e frodatori, riconosciuti tutti come tali dalla nostra giustizia.
Sappia il nuovo Presidente che il paese ha bisogno di normalità, di civiltà, di riappropriarsi dei principi democratici e laici della nostra Costituzione. E abbiamo lasciato per ultimo l’accenno alla laicità dello Stato perché, ricordando il De Gasperi del caso Sturzo e l'Andreatta del caso Ior, non abbiamo difficoltà a riconoscere che la laicità, così maltrattata nel nostro paese, qualche volta è stata difesa più da cattolici insofferenti dell’invadenza clericale delle gerarchie vaticane che da certi socialisti concordatari e da tutta la nomenclatura comunista e post comunista, da Togliatti a Luigi Berlinguer, a Napolitano.
- See more at: http://www.criticaliberale.it/news/233340#sthash.9JrefcsS.dpuf

Nessun commento:

Posta un commento