lunedì 16 febbraio 2015

a scuola di decrescita

Torniamo a far respirare la scuola

by Citta invisibile
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di Fiorella Palomba*
Nell'articolo La scuola è una gabbia Paolo Mottana ragiona su alcuni limiti di un certo modo di fare scuola (classi separate, bambini e ragazzi tutti della stessa età, saperi sezionati, valutazioni ossessive, poco spazio per il movimento, il corpo, le emozioni, il piacere). Avanzo ora alcune riflessioni (apparse anche sul blog NeU di Annamaria Testa) che trovo pertinenti al tema proposto da Mottana.
Vedo la scuola come un triangolo i cui tre lati sono STUDENTI, INSEGNANTI, SAPERI. Ognuno di questi elementi trascina con sé grandi questioni. Sopra questi tre soggetti incombe l’organizzazione scolastica che non è immutabile, soprattutto per le centinaia di sperimentazioni di cui nei punti esemplifico.
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Gli studenti hanno un’età variabile e ognuna ha connotazioni diverse cui è necessario prestare attenzione. Gli studenti hanno amici e famigliari con cui fare i conti: gli amici (in genere sono di pari età) costituiscono il riferimento e l’interesse primario dentro e fuori dalla scuola. I famigliari esercitano, dai decreti delegati in poi, un ruolo di difesa del privato che è l’opposto di ciò che la scuola dovrebbe fare, cioè rendere gli studenti cittadini e affrancarli dalla famiglia.
Gli insegnanti sono di molte tipologie: vanno dagli appassionati ed esperti agli sfigati che tirano a campare, a quelli che “non ne possono più” e quelli che cercano di “tenere duro nonostante tutto”.
Un elemento li accomuna: sono i più mal pagati d’Europa per restare nei dintorni.
Ma dove sono andate a finire le sperimentazioni degli anni d’oro che avevano indicato la via maestra per rifondare una scuola? Il tempo pieno, i laboratori, il lavoro creativo… continuate voi, l’elenco è lungo. Si è approdati ignominiosamente alla scuola aziendache riemerge ancora.
I saperi: anche su questo terreno fior di sperimentazioni.
- Accorpare in aree per superare la parcellizzazione in materie, per esempio.
- Strutturare il percorso educativo in maniera evolutiva: non si può ripetere enne volte la storia, non si può eliminare la geografia o la storia dell’arte.
- Tener conto delle differenze di conoscenze e organizzare per gruppi di livelli, aprire le classi e via discorrendo.
- Recuperare il lavoro di gruppo senza mortificare le potenzialità individuali.
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Appartengo alla CULTURA DEI LABORATORI che ho praticato come studente all'università di Torino con il professor Francesco De Bartolomeis. Successivamente, come insegnante questa è stata la modalità prevalente di "fare scuola", a Milano nella Scuola statale Casa del Sole e a Roma fondando un laboratorio di informatica per la produzione del giornale telematico PASSAPAROLA (anno 1986). La data non è indifferente.
Ora conduco Laboratori di Scrittura con l'associazione Altramente nelle scuole medie.
I laboratori segnano il passaggio dalla centralità della lezione alla ricerca e alla PRODUZIONE DI OGGETTI PER LA CONOSCENZA.
Negli ultimi anni questo OGGETTI sono stati libri, precedentemente un giornale, spot pubblicitari sulla sicurezza stradale
,
film di animazione, etc.
Così diventano centrali:
– il lavoro di gruppo
 le procedure di progettazione-realizzazione-affinamento-diffusione del prodottoper la conoscenza
– l’impegno a sottoscrivere un patto di collaborazione che crea un favorevole ambiente per la crescita della motivazione e delle relazioni
La scuola respira, o no?

* docente e formatore

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