Giovanni era un giocatore d’azzardo patologico. Oggi è guarito e gestisce due bar, rigorosamente senza slot machines. In uno dei suoi locali Giovanni ha ospitato un incontro della rete Non azzardiamoci, nata per offrire al territorio servizi e alternative al gioco d’azzardo
di Marzia Coronati
Non azzardiamoci è una rete di realtà che si propone di affrontare insieme agli abitanti la dilagante e ingombrante offerta di gioco d’azzardo nel Municipio IV di Roma, disseminato di slot machines nei bar e negli esercizi. “L’idea è di creare tra i commercianti una controcultura all’azzardo e fornire alternative valide, come luoghi e momenti di aggregazione, cinema e teatro” spiega Cosimo Torre, di Libera, tra i partner della rete. Nata dalla volontà di singoli, associazioni e autorità municipali,
Non azzardiamoci è una valida risposta a un fenomeno che le istituzioni sembrano invece incentivare. “Non c’è la volontà politica di contrastare il fenomeno - spiega Francesco Naso, di Economia e Felicità - in sostanza lo Stato copre i buchi di bilancio promuovendo il gioco con una visione miope di breve periodo, senza valutare l’impatto sociale che questo comporta. E, come al solito, se i profitti vanno in mano alle aziende che operano nel business, i costi ricadono sulla collettività”. Con un fatturato legale stimato in 76,1 miliardi di euro – a cui si devono aggiungere i dieci miliardi di quello illegale – il gioco d’azzardo costituisce la terza impresa italiana, l’unica con un bilancio sempre in attivo e che non risente della crisi che colpisce l’Italia.
A questi temi è dedicata Terranave, radiotrasmissione settimanale curata da Amisnet. Ospiti della puntata: Giovanni, gestore di due bar del Municipio IV a Roma; Cosimo Torre, associazione Libera; Francesco Naso, Economia e Felicità. Per ascoltare Terranave cliccateQUI
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mercoledì 18 febbraio 2015
fermare il gioco d'azzardo
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