domenica 19 ottobre 2014

appello per una lista civica ed ecologista in Liguria

Le elezioni regionali della prossima primavera rappresentano l’occasione per un percorso che, a
partire dall’esperienza de “L’Altra Europa con Tsipras” e dei "Verdi Europei-Green Italia",
dall'impegno di coloro che hanno consentito di raggiungere l'importante risultato elettorale,
dalla sua presenza sul territorio, faccia nascere una lista unitaria, che sappia rappresentare,
con le necessarie competenze, la sinistra ligure nel suo insieme. Una lista che sappia mobilitare
persone, comitati, movimenti, esperienze civiche e forze politiche organizzate, per avviare la
costruzione di un’Altra Regione orientata a realizzare partecipazione, democrazia, equità e
benessere sociale, in alternativa al centro-sinistra ed al blocco di poteri sedimentati in questi
decenni.
Vogliamo proporre un modello alternativo a quello governativo che, partendo dai cittadini e dai
loro bisogni, ritorni al centro dell’innovazione sociale in un nuovo patto tra democrazia,
partecipazione e sostenibilità e riporti la nostra Regione ad essere protagonista nel dibattito
nazionale, europeo ed internazionale.
La Regione che sogniamo guarda al futuro con gli occhi dei giovani e degli anziani a rischio di
esclusione sociale; dei precari; delle donne che non riescono a conciliare la maternità con una
vita dignitosa; delle lavoratrici e dei lavoratori espulsi dal mondo del lavoro; degli artigiani e
delle partite IVA a cui viene negato il credito; delle famiglie, che con il prolungarsi della crisi
economica stanno ormai esaurendo il loro ruolo di ammortizzatore sociale; delle coppie che non
hanno accesso alla scuola pubblica dell’infanzia per i loro figli e non possono permettersi una
casa; dei giovani single e di chi vive solo; di chi difende i propri diritti all’autodeterminazione
nelle scelte riguardanti la vita, l’orientamento sessuale, la maternità e il fine vita; di chi è
sprofondato nelle nuove povertà; dei migranti che ci raggiungono fuggendo da fame e guerre.
La Regione che sogniamo guarda al futuro con le lotte per il lavoro e per la difesa del territorio,
aggredito dalle speculazioni immobiliari, indicando nella riconversione delle produzioni di morte
la strada per una cultura di pace e di nonviolenza
La Liguria è attraversata da una profonda crisi economica, sociale ed ambientale che precarizza
le nostre esistenze e soffoca l’economia un tempo florida. Una crisi scatenata dall’economia
neoliberista degli ultimi trent’anni e aggravata dagli “aggiustamenti strutturali” chiesti da
Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, condivisi e
sostenuti dai governi nazionali dell'UE e trasferiti ai territori sotto forma di vincoli di bilancio,
tasse e riduzione degli investimenti. Una crisi che i governi regionali hanno assecondato In
operando tagli ai servizi ed ai beni comuni.
La crisi non è solo economica e sociale ma è, soprattutto, politica. La mancanza di una
costituzione federale europea e di un governo democratico dell'unione ha lasciato i cittadini e le
cittadine senza difese di fronte ad una globalizzazione tecno-finanziaria che distrugge i dirittI,
aumenta le diseguaglianze ed erode la democrazia a tutti i livelli. Nel pieno della crisi dei debiti
sovrani una banca d'affari, la JP Morgan, si è spinta ad identificare tra le ragioni politiche della
crisi, le <<Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo >> dei paesi del sud Europa,
ed a chiedere modifiche strutturali.
A seguito di ciò molti diritti sono stati messi in discussione: il sistema scolastico e formativo, la
qualità del welfare (sanitario e sociale), il patrimonio culturale e paesaggistico, lo Statuto dei
Lavoratori, la nostra Carta Costituzionale. È in crisi la democrazia in tutte le sue articolazioni,
dai Municipi alle Province destrutturate, ai consigli comunali ridotti all’insignificanza da leggi
che concentrano tutto il potere nelle mani di sindaci, giunte e funzionari. Una tendenza recepita
dalle riforme del governo Renzi che rende le istituzioni statali organi non eleggibili direttamente
dal popolo e, quindi, privi di un reale controllo democratico.
Nella nostra Regione la crisi del sistema produttivo è drammatica, e l’unica risposta è stata il
tentativo di trasformare il territorio in un corridoio intermodale su cui far transitare merci

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