‘Start Up’ a Taranto, il teatro in mezzo ai fumi dell’Ilva
Taranto poteva essere la Venezia sullo Ionio. Ma adesso Taranto fa rima con Ilva. Cambiano le parole, rimane immutato il significato. Da Italsider a Ilva il passo sembra lungo, pare mirare lontano, ma sempre lì stiamo. Un’industria più grande della città che la ospita. Il panorama invaso da ciminiere a strisce bianche e rosse come gondolieri, boati bianchi e densi come panna rancida che si scagliano verso il cielo in funghi che rimangono un attimo sospesi prima di liquefarsi e mischiarsi alle altre nuvole di passaggio. Accanto alle recinzioni dell’Ilva (un mostro dove ci lavorano 12.000 persone), nel quartiere Tamburi (che ha nel nome la riscossa ma anche l’allarme, l’emergenza e la preoccupazione del suono dello strumento ancestrale) vive e non vegeta, ma crea e produce, lacompagnia Crest che insiste sul Teatro TaTà, ex auditorium della scuola chiusa per i fumi irrespirabili emessi a pochi metri di distanza. Un teatro che non solo resiste, ma sta, non si arresta, non arretra, non scappa, non fugge, non cede di un millimetro.


