venerdì 17 ottobre 2014

un ricordo di Veronelli

Il vuoto e la semina di Gino Veronelli

by maomao comune
La vita è troppo corta per bere vini cattivi. Due righe appena. Con la sapienza addensata nella vita dei campi, il profumo delle vigne dei colli brumosi e una calligrafia svelta che trae un verso da quel che sembra un appunto. Sono quasi dieci anni che Luigi Veronelli se ne è andato. Ci ha lasciato un vuoto secco come una bottiglia senza allegria, un vuoto che pensare di colmare è ridicolo quanto impossibile. E ci ha lasciato la voglia di ribellarci e di seminare, una cornucopia di insegnamenti del vivere bene che possono aiutare a distillare una vita più felice e acquistano corpo e sapore col tempo che passa. Per la prima volta ho la gioia di essere stato il vostro Maestro, scrisse ai lettori di Carta - che immaginava tutti giovani - nel suo ultimo articolo. Quando in redazione leggemmo impaginate quelle ultime righe, ci assalì un profondo senso di vuoto e la meraviglia muta per la dignità di un uomo straordinario che sa di andare a morire. Il ricordo di una compagna di allora e di oggi che vive molte grandi passioni in comune con Gino
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di Barbara Pulliero
Se mi giro indietro a guardare questi ultimi dieci anni senza la voce critica di Luigi Veronelli, non vedo nessuno che abbia raccolto con la stessa forza, lucidità e determinazione la sua eredità. I suoi ultimi scritti sono di un’attualità ingombrante, le strade che aveva intravisto e che aveva iniziato a tracciare negli ultimi anni di vita rimangono, ma sono purtroppo svuotate della sua lungimiranza e della sua visionarietà.
Contrario alle DOC aveva intuito la strada delle Denominazioni Comunali, localizzare e legare al territorio le produzioni agricole e alimentari artigianali, ma nel campo del vino i Consorzi di Tutela fanno ancora il bello e il cattivo tempo; contrario allo strapotere della distribuzioni e dei suoi ricarichi ha intuito la strada del prezzo sorgente per salvaguardare la produzione agricola, ma la strada era molto difficoltosa e in mancanza di una guida carismatica è stata percorsa in modo disorganico. Veronelli  metteva in guardia dagli OGM e dalla globalizzazione produttiva, dalle etichettature fuorvianti dei prodotti alimentari, ribadiva la necessità di una rinascita contadina in Italia e non solo.
Lo sponsorizzatissimo comitato per il Decennale di Veronelli ha dimenticato il rifiuto di Veronelli per il Wine & food business, ha dimenticato gli anni 2002-2004  in cui ha scritto per il settimanale Carta (parte della cui redazione vive oggi in Comune-info) e vissuto con i ragazzi dei centri sociali esperienze come quelle del Critical Wine (di Verona prima e del Leoncavallo poi). Ha dimenticato che il testimone Veronelli l’ha passato proprio a chi sapeva dire no all’agroindustria e con loro ha scritto “I 12 atti della sensibilità planetaria” contenuti nel libro “Terra e Libertà / Critical Wine“.
I temi sono quelli evidenziati anche dagli oppositori al WTO che in Italia abbiamo conosciuto con Genova 2001Non credo sia un caso se gli anni del cambiamento di Veronelli seguono l’esperienza di Genova 2001, lì ha trovato persone che navigavano nella sua stessa direzione e con loro ha proseguito il suo cammino.  Ma l’abbandono di Veronelli degli schermi televisivi e delle "importanti" testate giornalistiche, all’apice della notorietà e quando era un personaggio riconosciuto da tutti, coincide con un cambiamento forte della nostra società, con il predominio delle grandi multinazionali, dell’agroindustria e della perdita delle identità territoriali. Forse quello per Veronelli non era più il posto in cui raccontare la realtà.
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"La vita è troppo corta per bere vini cattivi" è il titolo di un bel libro di Gian Arturo Rota e Nichi Stelfi che viene presentato il 30 ottobre a Piacenza
Ha lasciato il vuoto dicevo all’inizio, ma ha seminato molto. E molti hanno raccolto le sue intuizioni, ciascuno a modo proprio.
Nei suoi 78 anni di vita, ha dato stimoli a molte persone sedendo a tutte le tavole. Nato nel 1926 al quartiere Isola di Milano, Luigi Veronelli ha attraversato la Seconda Guerra Mondiale come un ragazzo. Nel 1956 diventa editore (l’anno successivo va in onda sulla RAI “Viaggio nella valle del Po. Alla ricerca dei cibi genuini” di Mario Soldati, prima trasmissione televisiva dedicata al cibo) e poi giornalista. Negli anni Ottanta Veronelli viene condannato a sei mesi per aver indotto alla rivolta i contadini piemontesi, persuadendoli a occupare l’autostrada e la stazione di Asti come gesto di protesta nei confronti dell’indifferenza mostrata dalla politica verso i piccoli produttori.
Nell’Italia del cambiamento e della perdita delle radici sempre più veloce ed estrema dagli anni Cinquanta ad oggi, il suo sguardo attento ci ha regalato un modo di guardare al cibo e di assaggiare il vino molto profondo, ciò che prima era dato per scontato (il sapore, il sapere, la qualità dell’alimento) ha ricevuto nuova attenzione grazie a lui, nel tempo del cibo – e del vino – sempre più industriale. Questa è stata – sempre – la sua battaglia e questa quella che alcuni di noi possono portare avanti.
La critica profonda dei suoi ultimi anni, l’enorme sensibilità, il senso di responsabilitàindividuale prima che collettiva sono la sua importante eredità.
DA LEGGERE TRATTI DA SORGENTE DEL VINO
Santo Stefano L'ultimo articolo di Luigi Veronelli per Carta

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